Random Quotation:

"Quello che facciamo per noi stessi muore con noi , quello che facciamo per gli altri o per il mondo rimane ed e' immortale", Albert Pine

domenica 28 ottobre 2007

Pioggia e Sole.


E' un pò come quando non piove da molto tempo e, qunado il cielo comincia a disfarsi, tutte le cose prendono a luccicare alla fredda luce dei lampioni e a quella gelida dei neon. Le voci umane si perdono nel tichettare dei secondi; s'infrangono milioni di minuscole stille sulla pensilina in pvc, dentata alle colonne con viti cariate, alla fermata di un autobus che non ferma più, almeno per stanotte. Porgo l'orecchio al latrare dei bidoni che si scoperchiano lungo le smarrite vie che si dipanano a partire da un mozzicone galleggiante, ad un tiro di sputo da qui. Porgo la guancia al vento, traghettatore ubriaco di nanoparticelle d'acqua che s'infrangono con impeto giulivo come un'onda sugli scogli. Aguzzo la vista, con gli occhi chiusi, a cercare a ritroso nel tempo, immagini di serenità. Sorrido tra me e me, pensando che un giorno qualcuno come Cartier o Kalvin Klein, farà un profumo chiamato eau de ...en/ ...om/ ...um dove non ci sarà altro che un pugno di foglie d'autunno perite e una manciata di terra e sarebbe il più buon profumo che avrebbero mai fatto! Per un momento mi sento bene perchè tra me e me penso: "Non ci sarebbe da stupirsi, così va il mondo!". E con questa frase cretina, mi sento bene, perchè credo di poter controllare qualcosa, credo di aver colto un aspetto della realtà, una verità.
In verità è un pò come quando non piove da molto tempo: ci si aggrappa a qualcosa anche di stupido in mancanza d'altro, si crede fermamente in esso e lo si fa luccicare, come fa l'ubriaco con un argomento campato in aria e a cui da invece un'importanza eccessiva . Ma non pioverà per sempre e l'ispirazione e l'entusiasmo evaporeranno alla luce del primo sole. A quel punto ci si sveglierà, senza quella pioggia che ti fa sentire solo ma vivo, solo ma veggente, solo ma poeta. Resterà solo un mal di testa post sbornia di tutta quell'euforia e una luce abbagliante tornerà a rivelare, senza pietà, tutti i ruvidi particolari della nostra quotidianità.

sabato 20 ottobre 2007

L'amore e la logica: cronografia di una telefonata

Poco fa ho parlato al telefono con una mia amica che, per privacy, chiameremo Anna. Anna si lamentava, e qui semplifico, che ogni uomo che si ritrova appresso non si vuole mai abbastanza bene perché si trascura. Allora io gli ho domandato (in maniera più gentile si intende!): “ma Anna tu non credi di essere altrettanto trascurata?”. Provate a risolvere il problema di Anna dal punto di vista logico e, se ci riuscite, potreste scoprire qualcosa di molto interessante. Identifichiamo la parola "essere trascurato" con "non amare se stessi" : se Anna ama tutti quelli che non amano se stessi, allora Anna ama o non ama se stessa?

martedì 16 ottobre 2007

Lo scettico e la pianta: breve storia di un matrimonio (e strategie per non andarci!)

Come ho provato a scrivere nell’altro post di fra tac, probabilmente la posizione scettica è inconfutabile. Se io dico allo scettico: E no amico mio! Se tu dici che tutto è falso, allora deve essere falso anche la proposizione che dice “tutto è falso” e quindi ti sei fregato da solo! Ma uno scettico con le palle probabilmente risponderebbe: ma a me non me ne frega una mazza! Io dico che è falso pure il tuo discorso, e così via all’infinito. Aristotele però diceva una cosa che condivido: se una risponde in questo modo allora è inutile parlarci, perché tanto è come discutere né più né meno che con una pianta!

C’è, senza fare le appunto le piante, un modo per uscire dallo scetticismo? C’è come chiede fra tac un punto fermo? Forse sì, ma bisogna prima spiegare cosa si intende per conoscenza. Platone definisce la conoscenza qualcosa di vero e assieme di giustificato. Prendiamo per buona questa definizione. Sembra poi che la conoscenza sia altra roba rispetto alla credenza. Se io dico: “Giorgio ha indovinato che nel vaso c’erano esattamente 102 fagioli” non diremmo certo che Giorgio sapeva che c’erano 102 fagioli! Spesso poi si sente dire che ci sono conoscenze vere. Ma tutte le conoscenze, per definizione, sono vere! Lo scettico, che è furbo, spesso non dubita del fatto che vi siano conoscenze non vere, ma che vi siano conoscenze.

Due filosofi contemporanei, Wittgenstein e Austin, hanno dato un criterio che ci permette di fregare lo scettico, e forse può essere una interessante proposta per vedere se c’è qualcosa di fermo. Secondo Austin lo scetticismo confonde il significato delle parole “conoscere” e “sapere”. Quando nella vita di tutti i giorni domandiamo: “come fai a sapere che x?” presupponiamo da un lato (1) che vi sia una ragione specifica per dubitare di x e (2) dall’altro che la domanda possa avere una risposta. Se il contesto non chiarisce queste cose allora io ho il diritto di replicare “che cosa vuoi insinuare?”. E non basta che il nostro interlocutore risponda con cose del tipo “insinuo questo perché, ad esempio, come fai a sapere che non è tutta una illusione?”, perché questa domanda non ha ragioni specifiche. Secondo Austin queste sono le circostanze con cui noi esercitiamo il dubbio. Lo scettico (chi dubita che vi siano punti fermi) distorce il significato usuale di termini come “conoscere” e quindi la distinzione tra dubbi ragionevoli e non ragionevoli. In sostanza a prenderlo sul serio lo scetticismo è veramente una posizione imbarazzante.

Ora che abbiamo stangato lo scettico possiamo magari capire, nel prossimo post però che non vi voglio rovinare la sorpresa, se esiste qualche verità e se c’è magari quali sono.

Eolo, la vettura volata via...

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Ragazzi, vi giro questa mail che mi è arrivata. Nulla di straordinario, soliti intrighi di cui abbiamo sentito parlare centinaia di volte. Però... penso sia giusto ripetersi... (anche se credo fermamente che finchè la gente avrà da mangiare non muoverà nemmeno un dito per ribellarsi! Se e quando mancherà quello allora saran caz... Perchè non ascoltiamo i consigli del dentista della Mentadent che saggiamente dice "prevenire è meglio che curare!"? Perchè non essere un pò più cattivi prima per esserlo meno dopo? E questo è un discorso mooolto generale....che riprenderò in un altro momento per la gioia di tutti :) ) .

L'auto ad aria è... volata via
Eolo, la vettura che avrebbe fatto a meno della benzina è stata fatta sparire. Perché?

Guy Negre, ingegnere progettista di motori per Formula 1, che ha lavorato alla Williams per diversi anni, nel 2001 presentava al Motorshow di Bologna una macchina rivoluzionaria: la "Eolo" (questo il nome originario dato al modello), era una vettura con motore ad aria compressa, costruita interamente in alluminio tubolare, fibra di canapa e resina, leggerissima ed ultraresistente.Capace di fare 100 Km con 0,77 euro, poteva raggiungere una velocità di 110 Km/h e funzionare per più di 10 ore consecutive nell'uso urbano.Allo scarico usciva solo aria, ad una temperatura di circa -20°, che veniva utilizzata d'estate per l'impianto di condizionamento.Collegando Eolo ad una normale presa di corrente, nel giro di circa 6 ore il compressore presente all'interno dell'auto riempiva le bombole di aria compressa, che veniva utilizzata poi per il suo funzionamento.Non essendoci camera di scoppio né sollecitazioni termiche o meccaniche la manutenzione era praticamente nulla, paragonabile a quella di una bicicletta.Il prezzo al pubblico doveva essere di circa 18 milioni delle vecchie lire, nel suo allestimento più semplice. Qualcuno l'ha mai vista in Tv?Al Motorshow fece un grande scalpore, tanto che il sito
www.eoloauto.it venne subissato di richieste di prenotazione: chi vi scrive fu uno dei tanti a mettersi in lista d'attesa, lo stabilimento era in costruzione, la produzione doveva partire all'inizio del 2002: si trattava di pazientare ancora pochi mesi per essere finalmente liberi dalla schiavitù della benzina, dai rincari continui, dalla puzza insopportabile, dalla sporcizia, dai costi di manutenzione, da tutto un sistema interamente basato sull'autodistruzione di tutti per il profitto di pochi.Insomma l'attesa era grande, tutto sembrava essere pronto, eppure stranamente da un certo momento in poi non si hanno più notizie. Il sito scompare, tanto che ancora oggi l'indirizzo www.eoloauto.it risulta essere in vendita. Questa vettura rivoluzionaria, che, senza aspettare 20 anni per l'idrogeno (che costerà alla fine quanto la benzina e ce lo venderanno sempre le stesse compagnie) avrebbe risolto OGGI un sacco di problemi, scompare senza lasciare traccia. A dire il vero una traccia la lascia, e nemmeno tanto piccola: la traccia è nella testa di tutte le persone che hanno visto, hanno passato parola,hanno usato Internet per far circolare informazioni. Tant'è che anche oggi, se scrivete su Google la parola "Eolo", nella prima pagina dei risultati trovate diversi riferimenti a questa strana storia. Come stanno oggi le cose, previsioni ed approfondimenti. Il progettista di questo motore rivoluzionario ha stranamente la bocca cucita, quando gli si chiede il perché di questi ritardi continui. I 90 dipendenti assunti in Italia dallo stabilimento produttivo sono attualmente in cassa integrazione senza aver mai costruito neanche un'auto. I dirigenti di Eolo Auto Italia rimandano l'inizio della produzione a data da destinarsi, di anno in anno. Quali considerazioni si possono fare su questa deprimente vicenda? Certamente viene da pensare che le gigantesche corporazioni del petrolio non vogliano un mezzo che renda gli uomini indipendenti. La benzina oggi, l'idrogeno domani, sono comunque entrambi guinzagli molto ben progettati. Una macchina che non abbia quasi bisogno di tagliandi nè di cambi olio, che sia semplice e fatta per durare e che consumi soltanto energia elettrica, non fa guadagnare abbastanza. Quindi deve essere eliminata, nascosta insieme a chissà cos'altro in quei cassetti di cui parlava Beppe Grillo tanti anni fa, nelle scrivanie di qualche ragioniere della Fiat o della Esso, dove non possa far danno ed intaccare la grossa torta che fa grufolare di gioia le grandi compagnie del petrolio e le case costruttrici, senza che "l'informazione" ufficiale dica mai nulla, presa com'è a scodinzolare mentre divora le briciole sotto al tavolo.... invece delle inutili catene di S. Antonio, facciamo girare queste informazioni!!!

scusate se lancio una palla in mezzo al campo...
ho aggiunto il mio commento a un post di qualche tempo fa, ma mi sa che è un discorso che si può fare tutti insieme...
parlavamo del "bene" e del "male"
ora... se avete voglia riprendiamo quel discorso da dove fraDonale l'ha lasciato, io ho fatto la mia proposta...

vediamo dove andiamo a finire?

pace e bene
fra tac

(la prossima volta che vengo a trovarvi porto un barilotto di vin santo :-) chi porta i cantucci????)

mercoledì 10 ottobre 2007

I Comunisti, Dio, imbroglioni e (?) la logica

Spesso si distingue in questo modo la psicologia dalla logica: la prima ci dice come pensiamo, la seconda come dobbiamo pensare. E’ ben noto che noi spesso non pensiamo come dovremo pensare, ma commettiamo innumerevoli errori logici, detti anche fallacie. Capita poi che politici, giornalisti, imbroglioni, amici e chi ne ha più ne metta, utilizzino, più o meno consapevolmente, tali fallacie. Vediamo se riusciamo a mascherarli! Quasi tutte le fallacie sono state classificate dai medievali, e perciò prendono la denominazione latina.


Fallacia compositio

Qualche mese fa un tizio poco raccomandabile è venuto a casa mia a montare a proporci un allarme. Se i miei non si fossero fatti imbonire dalla compositio a quest’ora non dovremmo pagare un botto di soldi. L’amico degli allarmi infatti fa: “Questo allarme può essere acquistato pagando comode rate mensili di importo modico”, dunque “Conviene, signora comprare questo prodotto” che può essere parafrasato in “Il suo importo è modico”. Ora, il trucco è quello di trasferire una proprietà dai singoli oggetti (le rate), al prezzo nella sua interezza.

Un altro esempio può essere la cosa che è capitata l’altro giorno e che, immagino, sarà capitata a tutti. Mia nonna mi fa “Tutti gli ingredienti di questo piatto sono buoni (cioè mi piacciono)”; dunque “Questo piatto è buono”. Anche questo è un trasferimento illecito dalle parti al tutto.

Un altro esempio del tipo è stata qualche giorno fa. Un mio amico stava aggiustando una tapparella, e così mi ha detto “Ogni componente della tapparella è robusto” e ne ha implicitamente concluso che “Questa tapparella è robusta”. Manco a dirlo la tapparella si è sfasciata dopo 4 giorni :-)

Argumentum ad hominem

Capita spesso con qualche amico di vedute politiche differenti ( e io sono notoriamente di sinistra) che si dica: “Giorgio dice che bisogna abbassare gli stipendi ai parlamentari” ma “Giorgio è notoriamente un comunista!” quindi “non bisogna abbassare gli stipendi ai parlamentari”. E’ però evidente che Giorgio può avere delle ottime ragioni a favore dell’abbassamento degli stipendi ai parlamentari pur essendo comunista. Per la par condicio potete sostituire al posto di “comunista” quallo “sporco capitalista” “meridionale” “settentrionale” “terrorista” “omosessuale” “prete” etc. etc.

Argumentum tu quoque

Detto per i più l’argomento di chi predica bene e razzola male, ma che è assolutamente fallacie (e spesso è usato come se non lo fosse”. Se una persona mi dice: “Beatrice dice che il fumo fa male” ma “Beatrice fuma come un turco!” se ne conclude che “fumare non fa male”.. Anche qui, il fatto che Beatrice fumi o meno non è rilevante circa la bontà della sua tesi.

(variante con Beppe Grillo) Argumentum ad hominem

L’altro giorno un mio amico mi fa “Beppe Grillo fa interventi a favore della politica pulita” ma poi “Beppe Grillo però vende nel suo blog libri e cassette sui suoi interventi”. Conclusione: “Non è vero quello che dice Grillo”. E’ evidente anche qui che non basta dire che il sostenitore di una tesi trarrebbe vantaggio dalla sua accettazione: la bontà della tesi va valutata indipendentemente.

Argumentum ad verecundiam (dedicato ad Angelo alias “Buondiavolo”)

Una volta da Santoro c’è stato Dario Fo, e qualcuno ha detto “Dario Fo sostiene che dovremo passare all’idrogeno”; dunque: “dobbiamo passare all’idrogeno”. Ora, visto che Dario Fo non è un esperto di energia, non c’è alcuna ragione per accettare la sua tesi (anche se il fatto che è un Nobel potrebbe aumentare il suo prestigio). Beninteso, le argomentazioni di Fo potrebbero essere perfette e incisive, ma la sua autorità non basta a definirle come automaticamente vere.

Argumentum ad popolum

Spesso nei telegiornali si sente dire “gli esperti dicono che..” oppure “gli scienziati affermano che..” senza che vengano detti nomi, cognomi e titoli e la gente li accetta così come sono. E’ lo stesso il meccanismo che viene usato per le pubblicità, come quando Paris Hilton ci invita a comprare il cellulare della 3. C’è anche la variante che si sente spesso nei discorsi, del tipo “tutti sanno che...” in cui si fa appello alle opinioni della maggioranza acriticamente.

Argomento dell’uomo di paglia

Si costruisce un’antitesi assolutamente debole e caricaturale per poi screditare l’antitesi in tutta la sua portata. Si prenda ad esempio “Marx sostiene (e i comunisti pure) che dobbiamo esser tutti uguali” quindi: “Marx (e i comunisti) avevano torto”. L’argomento è fallace perché ovviamente la tesi è debole se non grottesca..

Fallacia non sequitur

Questa è molto semplice da individuare, ma non poco comune. Provate a chiedere a qualcuno, come io ho chiesto a mia zia: “Se Niccolò studia passerà l’esame”; “ma Niccolo non studia”; cosa ne possiamo concludere? La maggior parte risponderanno che “Niccolò non passerà l’esame”. In realtà questa conclusione è totalmente sbagliata. Potrebbe accadere che Niccolò passi comunque l’esame, magari perché è simpatico al prof oppure (come capita all’università) è raccomandato o tante altre cose. Possiamo tradurre il ragionamento nel calcolo proposizionale ((P -->Q)&(-P))-->(-Q) e vedrete che bella porcheria viene fuori.

Petitio Principii

E qui ci sta un bell’argomento religioso. Un ragazzo cattolico qualche mese fa mi dice una cosa del tipo “La Bibbia dice che Dio esiste”, “ma la Bibbia non può mentire, perché la Bibbia è la parola di Dio”. Conclusione: “Dio esiste”. A rigore questo non è un errore logico, ma la sua inadeguatezza va ricercata sul piano pragmatico:la conclusione infatti si limita a ribadire ciò che era già implicito nelle premesse. E’ della stessa forma l’argomento di Di Pietro: “Queste azioni sono proibite dalla legge, quindi queste azioni sono illegali”. Ma visto che “illegale” e “proibito dalla legge” vogliono dire la stessa cosa, la conclusione afferma la stessa cosa della premessa, ed è perciò circolare.

giovedì 4 ottobre 2007

La necessità di non rompere le righe

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Abnegazione.

Il sacrificio personale per il successo del gruppo. I soldati erano addestrati per questo. Si schieravano ordinatamente a caricare i fucili, mentre la linea nemica scaricava su di loro la prima raffica. Poi chi di questi non veniva ucciso, faceva altrettanto con il nemico. E via così. Che morte stupida, si direbbe, giù come mosche. Eppure tra quelli che cadevano potevano anche esserci persone assai intelli
genti, perchè no. Persone che magari, se al comando al posto che in prima linea, avrebbero potuto prendere addirittura soluzioni strategiche più efficaci. Eppure stavano lì, ad un livello di abnegazione tale che il corpo non rispondeva più non solo all'intelligenza ma anche al più basilare istinto di sopravvivenza. Perchè? L'onore, la vittoria, la paura di venire fucilato se avessero provato a scappare e il successivo disonore, l'orgoglio, il senso di appartenenza, la libertà. Comunque le fila stavano serrate e si moriva magari per un motivo sconosciuto ma quello era il posto del soldato. Poche domande, abnegazione.

Tutto questo per dire che oggi le famiglie vanno a rotoli perchè la disciplina è andata a quel paese e molta gente non sa stare al suo posto! Tutti che vogliono sfondare, far successo, comandare ... Per carità fate quello che volete. Ma un soldato, per quanto intelligente e capace di potersi creare qualunque altro destino, non troverà morte migliore che quella sul campo.

martedì 2 ottobre 2007

Mi presento....

Rispondo a tutti quelli che mi hanno mandato una mail all'indirizzo john.little@libero.it per sapere chi sono io in realtà. Detto che di preciso non lo so posso dirvi intanto come mi chiamo: Fabrizio Zanatta; cosa faccio: studio...ehm...non solo, anzi ma il resto è un segreto....; cosa farò: bhò, vado dove mi porta il vento. Colgo l'occasione per ringraziare tutti quelli che mi hanno fatto i complimenti per i post, fa sempre piacere.
Buona giornata a tutti,
Fabrizio

lunedì 1 ottobre 2007

bene per me

non so se mettersi dalla parte della finalità sia mettersi dalla parte giusta...
sto parlando del senso morale, del bene e del male...
scusate, entro all'improvviso nella radura, e sento discorsi interessanti, ma mi confondo...
ripeto, partire dal fondo di un'azione non mi sembra il percorso adatto.
La verità è fatta dalla storia, e la storia non è portata avanti dai fatti. Hitler è stato un male, ma ucciderlo non sarebbe stato un bene: per due motivi, uno perchè non è mai stato ucciso, e contro i fattti non si discute, due perchè anche il suo "bene per" aveva il suo perchè...
e così capita che il mio bene sia il tuo male, e chi ha ragione? se si ragiona solo dal punto di vista dell'obiettivo di una persona, ci si caccia nel relativismo (ed infatti la parola "relativa" è addirittura tutta maiuscola nel post di prima...). ma il relativo rischia di portare, anzi porta al conflitto...
sono confuso, l'ho detto, mi avvicino al fuoco. secondo me esiste un criterio che dobbiamo trovare insieme, per discernere cosa sia bene, e cosa male. magari anche scoprendo che non abbiamo mai capito niente, in cinquemila anni di storia... ma non credo che io posso prendermi la libertà di pestare gli altri, dicendo che è un bene per me.
non so... un po' perchè è tardi, un po' perchè il discorso è arduo, ma mi piacerebbe pensarci un po' su...

intanto mi vien da chiedermi una cosa: io posso fare tutto quello che voglio? e cosa posso volere?
boh?
sentite... per ora bevo in silenzio una tazza di vin brulèe... medito un po' guardando le fiamme guizzanti e poi ritorno alla mia cella... intanto riflettiamo
pace e bene

Senso morale

Cos'è il senso morale? Da vocabolario: "percezione intuitiva di ciò che è bene o male". Ma io mi chiedo: è così intuitivo distinguere il bene dal male? La risposta a mio avviso è decisamente no. Chi crede invece che una distinzione sia semplice e possibile è perchè tende ad associare il concetto di bene e male alle parole, o al più, al significato delle parole prese singolarmente. Per esempio: uccidere/male , vivere/bene , rubare/male , ... Il bene e il male di un'azione invece dovrebbe risiedere nella finalità dell'azione stessa. Quindi "uccidere" non è bene o male. Bene o male è "uccidere per ...". E non potendo conoscere fino in fondo la volontà di una persona (nell'ipotesi di universo meccanico il problema proprio non si porrebbe!), è ingiudicabile l'azione stessa poichè il suo fine ai nostri occhi è al più supponibile! Spesso non sappiamo nemmeno il perchè delle nostre azioni, figurarsi quelle degl'altri! Quindi tutto è RELATIVO a quel "per", a quella finalità per cui un'azione è scaturita. Quindi, per me, il bene e il male sono concetti relativi e non assoluti. A proposito di questo vorrei portare un esempio eclatante: Gesù Cristo, che sapeva sarebbe stato tradito e quindi crocifisso, conoscendo cioè la sua sorte, non si può forse considerare un suicida? Cristo era sui binari del treno, sapendo che a quell'ora precisa il treno sarebbe arrivato e l'avrebbe travolto, eppure ha bevuto il calice che era sicuro fosse suo (e se qualcuno avesse scambiato i calici?? Questo mi ricorda un pò Indiana Jones e l'ultima crociata...io non avrei rischiato...). Non è dunque questo un caso di suicidio bello e buono? Ovviamente non lo considero male quello che ha fatto, come credo nessuno, anzi! La sua morte volontaria in croce per salvare gli uomini è stato un gesto sublime perchè la finalità era sublime.

Ah già...conclusione? Il senso morale è un pò come il sesto senso: una cosa da farci un film con Bruce Willis volendo, ma nulla di più.

Inno all'autunno

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Densa luce dorata
grondan
fronde d'arancio
dipinte,
e dimentica appesa
una bigia girandola,
frulla al vento
come una trottola.

Opachi frastagli di crode
si spezzano
in cieli
magenta e turchese,
difraggono
gli ultimi barbagli
d'un sole intenso
ma pur cortese.

Dondola,
tra presente e magia,
quel dolce ricordo
che fu
l'infanzia
della vita mia.
Esistenza sgraziata
a volte,
ma sempre assestata
con poesia.

Anonimo Bolognese

Ore 21.15 mi trovate in chat...non sempre...se capita...