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"Quello che facciamo per noi stessi muore con noi , quello che facciamo per gli altri o per il mondo rimane ed e' immortale", Albert Pine

giovedì 15 novembre 2007


Il miracolo si è rinnovato nuovamente. Alle 9.31 del 19 settembre scorso il duca Riccardo Carafa, della deputazione di San Gennaro, ha sventolato il fazzoletto bianco davanti alla folla dei fedeli, segno dell’avvenuto miracolo della liquefazione del sangue del santo napoletano. All’interno del Duomo, il cardinale Crescenzio Sepe, nel medesimo momento, ha mostrato ai fedeli l’ampolla con il sangue liquefatto e subito si levano delle grida tra la folla: "A San Gennà fa che il Napuli avvinca lo scudet!", "Salva Maradona!", segno della forte devozione del meridione per i suoi santi. Il miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro fu annoverata per la prima volta nel 1389 e da quel momento si manifesta tre volte l’anno: il 19 settembre, data in cui il santo fu decapitato nel 305 d.c., il sabato che precede la prima domenica di maggio, in occasione della cerimonia che ricorda la prima traslazione delle reliquie, ed il 16 dicembre, per l'anniversario dell'eruzione del Vesuvio del 1631, bloccata dopo le preghiere al patrono. In queste occasioni, i grumi rappresi spontaneamente si sciolgono ed il sangue ribolle ed assume il colore rosso vivo. Ma non sempre il miracolo si compie e quando non accade sono dolori: secondo i napoletani, incombe la sciagura. A volte, poi, il miracolo si compie al di fuori delle date previste, come accadde nel giugno del 1799, quando il generale francese Championnet entrò a Napoli con le sue truppe oppure, in tempi recenti, nel maggio ’92 in occasione della visita del Gran Maestro dell’Ordine di Malta, Andrew Bertie. In questi secoli vari studiosi, scienziati e ricercatori di tutto il mondo hanno tentato di dare una spiegazione scientifica a questo incredibile prodigio. Per lungo tempo non si è riusciti, però a trovare una soluzione plausibile che raccogliesse il parere favorevole, se non di tutti, almeno del maggior numero di esponenti della comunità scientifica. Oggi però una teoria si sta facendo strada rispetto alle altre.L’ipotesi Tissotropica. La tissotropia, dalla definizione che ne da Wikipedia, è “la proprietà di alcuni fluidi pseudo-plastici di variare la loro viscosità quando sottoposti a sollecitazioni di taglio oppure nel caso di lunghi periodi di quiete. In queste condizioni il fluido può passare dallo stato di grasso pastoso quasi solido a quello di liquido o, più in generale, da quello di gel a quello di liquido”. Tra le sostanze comuni la salsa ketchup è forse la più nota a manifestare questa proprietà. Quando il contenitore è immobile la salsa appare di consistenza quasi solida, molto densa; quando invece si agita la bottiglietta essa diviene in pochi secondi molto fluida, quasi liquida, e fuoriesce con facilità dal foro. Secondo gli studiosi, l’atto di maneggiare la reliquia, durante la cerimonia, rovesciandola più volta per controllarne lo stato (nella prima fase) e per mostrarne la consistenza ai fedeli (nella seconda fase) può fornire l’energia necessaria ad innescare la liquefazione. Qualcuno potrebbe obbiettare che, se questa teoria fosse vera, non si spiegherebbe il perché della mancata liquefazione. Obbiezione giusta che però può essere smentita dal fatto che basta maneggiare delicatamente la reliquia per non farle subire le sufficienti sollecitazioni meccaniche alla liquefazione. A sostegno di ciò si sono registrati casi di liquefazioni improvvise, senza cerimonia e senza folla, quando l’ampolla è stata mossa, per esempio in occasione di restauri della teca. I difensori di questa teoria sostengono, inoltre, che la preparazione di una sostanza tissotropica è possibile utilizzando materiali e tecniche già disponibili nel 1300. Si parte da una soluzione in acqua di un sale di ferro, il cloruro ferrico, che esisteva in abbondanza sul Vesuvio (come minerale detto Molisite), si aggiunge una quantità ben determinata di carbonato di calcio (un pigmento bianco molto usato dagli artisti dell’epoca). Il risultato è una soluzione colloidale bruno scura di idrossido di ferro che deve essere purificata. Per fare questo si deve mettere in una sorta di sacchetto di pergamena (o vescica o budello animale) lasciato immerso in acqua per qualche giorno. Alla fine si aggiunge una piccola quantità di comune sale e si ottiene così una sostanza tissotropica che, lasciata a riposo per alcune ore, assume la consistenza di una gelatina molto densa, ma che torna perfettamente liquida se il contenitore in cui si trova riceve piccoli urti o scosse molto simile in tutto e per tutto al sangue.

giovedì 8 novembre 2007

Il Treno dei Desideri

L'altro giorno in treno ho avuto il piacere di dividere il piccolo spazio che separa una carrozza dall'altra con una divinità, ma non l'avevo capito subito. Inizialmente svolazzava freneticamante, come una mosca presa sotto un bicchiere, e si precipitava da una cabina all'altra. Io, che ero in piedi appoggiato alla parete lungo la quale scorreva la porta del vagone, mi ero preso più di qualche cannonata sulla spalla e così ogni volta che sentivo il maniglione scattare, alzavo gl'occhi di colpo dal 'Il Sogno Perfetto' (che è un libro, da non confondere con la mancanza di sonno che attanaglia il pendolare!) e scartavo con un rapido spostamento di baricentro, frutto di un complesso e da me brevettato movimento di gambe. Sto tizio non faceva di certo complimenti, se ne sbatteva altamente di sbattermi addosso la porta, ma nel mio crescente sentimento di astio nei suoi confronti ignoravo la grandezza di quello che stava facendo, lui, mandato dall'aldilà da Osiride perchè flagellasse i cogl..ni a noi mortali. No scusate, questo era appunto ciò che pensavo prima, nel crescente sentimento di astio, ma poi tutto cambiò, all'improvviso. Lui ora stava fermo, concentrato, sudato nonostante il freddo, aveva capito che non serviva a nulla sbattere contro le pareti di vetro. Ma non appena il bicchiere si alzò di tanto così entrò dentro il controllore, anzi la controllora. Era una ragazza piuttosto giovane, incredibilmente sorridente data l'ora, il posto e la gente. 'Cazzo!! Ma com'è che qua non c'è mai posto per sedersi? eh? eh? io pago, lui paga, lui in piedi, cazzo!', 'come scusi?' risponde lei frastornata e con voce di elio, 'sì, no, cazzo! perchè? eh? ho fatto il giro, via, dai, non sarà mai possibile! e la pima classe è tutta libera, perchè non ci si può sedere là?', 'bhè mi scusi comunque non mi pare il caso di fare tutta questa sceneggiata', io nel frattempo avevo gl'occhi sul libro ma non leggevo più perchè avevo trovato di meglio da fare: pago 50 euro al mese di abbonamento e compreso c'era anche una commedia teatrale? Figata! L'orrido e oscuro discepolo d'Osiride e la figlia più brutta di Hapi, protettrice del lungo corso delle fs e vestita di verde come il limo che ti rimane addosso dopo una giornata che giri per le stazioni e sfiori gente su gente e sporco su sporco (ma la giornata era appena iniziata! come poteva già essere tanto verde??). Una classica lotta bene vs male ma...il bene in teoria era lui, perchè difendeva in qualche maniera anche la mia posizione (o no? il bene non sta sempre dalla parte dove stiamo noi?). 'guardi, ci sono almeno una ventina di posti liberi da qui alla prima carrozza e di sicuro ce ne saranno altrettanti da quella parte, senza andare per forza in prima classe!'. 'eh sì, ma io non posso fare tutto il treno per sedermi, guarda sti poveri studenti in piedi!' e indicava me e altri due che si facevano apparentemente i cacchi loro (sì ma prima mi hai preso a sportellate stronzo!). Ora capivo, lui era il Salvatore dei pendolari, profetizzato e invocato più volte dai passeggeri più scontenti, quelli che dopo dieci ore di lavoro dovevano pure stiparsi in quelli che diventavano per l'occasione più dei carghi bestiame che mezzi di trasporto umani. 'non potrà andare sempre avanti così, vedrete! ' dicevano i pochi fortunati che non avevano in bocca il gomito di un altro. Eccolo qua! L'avete chiamato? E lui è arrivato, Osiride non è sordo alle nostre preghiere. 'a lei non interessa niente di questi ragazzi? non li vede?' ma a guardarmi davo tutta sta impressione di insofferenza? Non credo, eppure la controllora si preoccupò quando mi vide. Avrei voluto dirle che se avevo la faccia incazzata non era volontario, tengo quell'espressione solo per un puro fattore estetico/ornamentale, non ero incazzato! Ma feci involontariamente il gioco del Salvatore (che forse era anche il mio gioco dopotutto). Così lei andò via triste (e un po' mi dispiacque) con la scusa che doveva affrettarsi a procedere nei controlli, ma si vedeva che ormai le avevano guastato la giornata. Mi rimisi a leggere, il Salvatore gongolava, a testa alta, sorrisino soddisfatto, sguardo imperlato di sudore. Mi dissocio dal valore di quella vittoria, diventata sgradevole a causa dell'essere tignoso che l'aveva conquistata. Non si può vincere così! E tanto per dare una parvenza filosofica a un post che non voleva avere niente di profondo: il fine non giustifica i mezzi!

Ore 21.15 mi trovate in chat...non sempre...se capita...